Modelli mentali | Tempo di lettura: 8 minuti

Principi primi: pensare partendo dall’essenza.

Pensare con i principi primi significa tornare all’essenziale (“cosa è costituito da cosa?”).

Quando torniamo agli elementi costitutivi dell’oggetto della nostra analisi usciamo dal pensiero analogico per arrivare a nuove soluzioni.

Lo faremo seguendo l’esperienza di Aristotele, Elon Musk ed i molti che si sono trovati in mezzo tra loro.

Musica consigliata: Suite n° 3 in re maggiore BWV 1068 [qui]

[1] Cenni introduttivi ed Elon Musk.

Del first principles thinking si è recentemente parlato molto: Elon Musk ne ha accennato in un video divenuto virale.

Alcuni spunti, dopo averlo guardato:

  • L’analogia si contrappone al first principles method. Ragionare per analogia significa “vedere le somiglianze [rilevanti] fra cose distinte e concluderne che se hanno qualcosa in comune forse hanno in comune anche qualcos’altro.” (G. Tuzet) [1]
  • il metodo si attua determinando gli elementi che costituiscono l’oggetto di indagine per poi domandarsi: “cosa sappiamo essere vero, oppure è per quanto possibile vero?” per poi tornare indietro;
  • l’esempio di Musk: “le batterie sono costose“. “È vero?”. “Da cosa sono costituite le batterie? Quanto costano? Quanto posso spendere meno per comprare questi elementi?”.

Il metodo dei principi primi trae origine dall’esperienza del vivere quotidiano e dai testi di chi ci ha preceduto: ne parla ad esempio Aristotele nella Fisica (184a10–21) e nella Metafisica (1013a14-15).

“In tutti gli ambiti di indagine, dei quali ci sono principi, cause o elementi, è dal riconoscere questi che risultano il sapere e la scienza: riteniamo infatti di conoscere ciascuna cosa, quando ne riconosciamo le cause prime e i principi primi e siamo giunti ai suoi elementi. È perciò chiaro che anche per la scienza della natura si deve anzitutto cercare di stabilire ciò che concerne i principi […] Perciò si deve avanzare dagli universali verso i loro particolari […]” (Aristotele, Fisica, libri I e II tradotti da F.F. Repellini, Edizioni scolastiche Bruno Mondadori, 1996 pag. 37)

Questa è anche la nostra esperienza, nel momento in cui ci allontaniamo dal pensare per analogia.

Il pensiero analogico è pericoloso, perché consolida i dogmi del nostro vivere quotidiano.

Nell’esempio della batteria citato, il pensiero analogico ci porta a cercare qualcuno che vende la stessa batteria a minor prezzo, oppure un altro modello più economico.

Il pensiero analogico ci porta a dare per scontato l’oggetto del nostro problema, e trovare una soluzione dando lo stesso per presupposto:

  • ho un reddito di x euro al mese, quindi devo risparmiare;
  • il Macbook air nuovo costa troppo, quindi non posso comprarlo;
  • sono troppo vecchio/a per cambiare vita quindi devo adattarmi;
  • gli uomini non cambiano (ft. Mia Martini – qui);
  • Se avessi chiesto ai miei clienti cosa volevano, mi avrebbero risposto: cavalli più veloci” (ft. Henry Ford, aforisma liberamente tradotto)

Il pensiero analogico, in buona sostanza, non è creativo ma ricognitivo: non creo il mio mondo, ma mi ci adatto.

Il pensare per principi primi significa, di contro, tornare all’essenza delle cose.

[2] Il metodo.

In estrema sintesi il metodo dei principi primi consiste nel definire ciò che costituisce l’oggetto della nostra analisi per farli diventare, a loro volta, oggetto delle nostre riflessioni.

L’analogia è ricognitiva (definisco una realtà esistente), comparativa (mi confronto con la stessa), differenziale (cerco B consapevole che esiste A).

Il metodo dei principi primi è creativo (ridefinisco una realtà esistente), non comparativo (l’oggetto di analisi diventano gli elementi costitutivi del mio precedente oggetto di studio), non differenziale (non ho punti con cui confrontarmi).

Dell’analogia abbiamo trattato prima. Le stesse frasi (o meglio, il pensiero alla base di queste affermazioni) potrebbero essere così riqualificate:

  • il mio reddito è composto da questi flussi di cassa. Come ottimizzarli? Come aumentarli?
  • Il nuovo Macbook air costa troppo per il mio attuale reddito. Voglio quell’oggetto perché voglio utilizzarlo per un certo lasso di tempo. Come posso possederlo senza comprarlo o senza incidere significativamente sul mio reddito oppure, ancora, come posso aumentare il mio reddito?
  • Voglio cambiare vita ad x anni. La mia vita è data dal mio reddito, dalle persone o cose che mi circondano, da un contesto, da una lingua, da principi e valori immodificabili ed alcuni modificabili. Come posso cambiarli, o modificarli? Cosa posso fare sul presupposto che ho x anni d’età? Qual è quell’elemento essenziale che può rendere la mia vita diversa?
  • il cambiamento avviene perché le persone rispondono agli incentivi. Come posso incentivare Tizio affinché faccia A anziché B?
  • Le persone utilizzano i cavalli per muoversi. C’è un modo per muoversi altrettanto velocemente senza la forza animale?

Questo, a mio avviso, il senso pratico del metodo in esame.

Trovi fonti autorevoli online che trattano specificamente della materia: ecco una breve carrellata.

Il metodo di Farnam Street [qui il link]

In verità i metodi lì indicati sono due.

Un primo: domande socratiche. FS chiarisce che il metodo socratico si attua così:

1. Chiarisci il tuo pensiero, e spiega le origini delle tue idee (“Perché la penso così? Cosa esattamente penso?“)

2. Sfida i tuoi assunti (“Come faccio a sapere che questo è vero? Cosa sarebbe se pensassi l’opposto?”)

3. Cerca evidenze (“Come posso provare che questa cosa è vera? Quali sono le fonti?”)

4. Considera le prospettive alternative (“Cosa potrebbero pensare gli altri? Come faccio a sapere di essere corretto?”)

5. Esaminare le conseguenze ed implicazioni (“Cosa accadrebbe se mi sbagliassi?”)

6. Riqualificare la domanda originaria (“Perché pensavo quello che pensavo? Avevo ragione? Che conclusioni posso trarre?).

La mia opinione? Tutto molto bello e vero, forse un po’ too much.

Il secondo metodo, o forse dovrei direi il secondo approccio al metodo è quello dei cinque perché.

Lo fanno i bambini (anzi: lo facevamo anche noi da bambini).

Chiedere “perché”. Cinque volte di fila.

La risposta classica? “Perché sì“.

Ecco, l’obiettivo del nostro percorso è andare oltre le colonne d’Ercole del “perché sì“. Forse non troveremo una risposta, ma quasi certamente troveremo un dubbio.

E, se c’è un dubbio, probabilmente c’è una risorsa da coltivare.

principi primi metodo

[3] Come l’ho messo in pratica.

Sono un avvocato civilista, quindi tento di applicare la logica e l’argomentazione nel mio lavoro quotidiano.

Nel predisporre questo articolo mi è tornato in mente un caso recente:

Tizio e Caio sono amici. Tizio bonifica la somma di 10.000 euro sul conto corrente di Caio con l’impegno di questo, scritto, di restituire la somma appena possibile.

Passano mesi, e Caio non paga. Tizio, con il suo avvocato, forte della distinta di bonifico e dell’estratto di conto corrente vede emesso un decreto ingiuntivo.

Occorre fare opposizione per Caio: cosa fare?

Mi scuso se cadremo un po’ nel tecnico, ma cercherò di limitarmi all’essenziale.

Partiamo dalle norme, dalla legge.

Il prestito è tecnicamente un mutuo: art. 1813 c.c. “Il mutuo è il contratto col quale una parte consegna all’altra una determinata quantità di denaro o di altre cose fungibili, e l’altra si obbliga a restituire altrettante cose della stessa specie e qualità“.

L’art. 1815 comma I c.c. dispone: “Salvo diversa volontà delle parti, il mutuatario deve corrispondere gli interessi al mutuante. Per la determinazione degli interessi si osservano le disposizioni dell’articolo 1284“.

L’art. 1817 c.c. recita: “Se non è fissato un termine per la restituzione, questo è stabilito dal giudice, avuto riguardo alle circostanze. Se è stato convenuto che il mutuatario paghi solo quando potrà, il termine per il pagamento è pure fissato dal giudice”

L’art. 633 (con il successivo 634) del codice di procedura civile prevede che il creditore possa chiedere l’emissione di un decreto ingiuntivo (“Io tribunale di .. ti ordino di pagare x euro a Tizio entro x giorni, salvo possibilità da parte tua di opporti negli stessi termini“).

Il decreto ingiuntivo deve essere emesso sulla base di una prova di un credito che sia certo (quindi provato), liquido (determinato o determinabile), esigibile (non sono scaduti termini, non ci sono condizioni).

Nel difendermi ho provato a ragionare così:

– il mutuo è un contratto reale, si perfeziona con la consegna del bene. Il dato è pacifico e non contestato;

– il mutuo è per sua natura feneratizio, cioè maturano interessi. Ma il mutuante nel ricorso per decreto ingiuntivo non ha chiesto gli interessi. Posso sostenere che l’accordo fosse per un mutuo senza interessi;

– se il mutuo è senza interessi, il termine di adempimento è a favore del mutuatario (che può pagare prima della scadenza del termine). Il dato non è particolarmente rilevante;

– il documento usato dal mutuante, scritto dal mutuatario, recita chiaramente che questo restituirà la somma “appena possibile

– l’art. 1817 dice chiaramente che “Se è stato convenuto che il mutuatario paghi solo quando potrà, il termine per il pagamento è pure fissato dal giudice“;

– se le parti si sono accordate che il mutuatario paghi quando potrà, e se il mutuante deve chiedere la fissazione del termine al giudice, significa che al momento del ricorso per decreto ingiuntivo egli non aveva un credito esigibile proprio perché il termine era scaduto;

– ho deciso di oppormi al decreto ingiuntivo, di cui ho chiesto la revoca, allegando che il termine non era stato fissato quindi il credito non poteva fondare il decreto ingiuntivo. Ho chiesto la condanna alle spese, previa fissazione del termine restitutorio.

Perché dico che ho messo in pratica il modello dei principi primi?

Ho preso i fatti, ed i documenti. Ho letto le norme del codice civile, e le ho analizzate nei loro elementi essenziali (chi fa cosa, quando, etc). Mi sono domandato se una norma si applicasse ai fatti, ed ho trovato il 1817. Ho dato per fondato il 1817 perché un documento parlava proprio di restituzione “quando potrò. Ho dato per assunto il 1817 e mi sono domandato se controparte poteva richiedere un decreto ingiuntivo. Ho guardato il 633 cpc e mi sono risposto che no, perché mancava l’esigibilità del credito. Ho formulato opposizione.

Chiaramente il mutuante si opporrà a questa lettura, e di ciò ho preso consapevolezza nel predisporre l’atto. Di questa tecnica tuttavia tratterò in altri luoghi.

[4] Conclusioni e link utili.

Pensare dai principi primi significa tornare all’essenza delle cose.

Non è un metodo che è sempre valido, ma è uno strumento utile da aggiungere alla tua cassetta degli attrezzi del pensiero.

Lo trovo pratico e facile da applicare: credo dia il meglio di sé con gli altri modelli mentali come l’analogia.

Pensa bene, condividi meglio.

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